Katyn: una splendida, intensa, ineccepibile pagina d’autore tratta dall’atroce libro di Storia.
(film in programmazione su Sky!)
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Ore 11.00 – Eventi collaterali
Katyn (2007) di Andrzej Wajda (Nastro Europeo del Ventennale)
Katyn è uno dei nomi più difficili della storia polacca del novecento. E’ un bosco nell’attuale Bielorussia in cui furono massacrati dall’esercito sovietico dell’armata rossa più di 20.000 ufficiali polacchi. Questo assassinio di massa ebbe una serie di conseguenze a breve e a lungo termine che influenzarono la storia della Polonia fino ai giorni nostri. L’ordine di morte (firmato dal direttore dei servizi segreti russi Lavrentij Beria il 5 marzo 1940) aveva un scopo molto preciso: l’eliminazione dell’intellighenzia sovietica. Gli ufficiali polacchi erano l’elite intellettuale della Polonia a cavallo tra le due guerre: erano medici, ingegnere, avvocati e professori. Erano in un certo senso gli eredi della vecchia nobiltà di sangue, le forze sulle quali si basava il presente e il futuro della Polonia. In questo i sovietici non furono diversi dai nazisti, che per esempio deportarono e uccisero tutti i professori dell’università Jagellonica di Cracovia (nell’ideologia nazista gli "schiavi polacchi" non dovevano avere accesso all’educazione superiore). Il rinvenimento da parte dei nazisti delle fosse comuni di Katyn nel 1943 di fatto provocò una spaccatura fra le forze di resistenza presenti in Polonia, una che rispondeva al governo della II Repubblica in esilio a Londra e la seconda che invece si riconosceva negli "amici sovietici" che pure avevano invaso il paese nel 1939. Dopo la nascita della Polonia socialista la parola Katyn divenne un taboo. Tutti sapevano di chi fosse stata la responsabilità ma nessuno poteva mettere in discussione la vulgata ufficiale che faceva ricadere la responsabilità di quelle morti sui tedeschi. Riporta Adam Michnik che i redattori dell’enciclopedia polacca piuttosto che mentire preferirono non inserire la voce "Katyn" nella loro opera. Segno di resistenza per sottrazione, un silenzio pesante come un macigno. Andrzej Wajda, regista polacco tra i più prolifici e attivo fin dagli anni ’50, firma l’adattamento del romanzo Post Mortem di Andrzej Mularski anche per mettere a tacere alcuni fantasmi personali. Il padre fu ucciso probabilmente dalle truppe sovietiche (anche se non a Katyn) e sua madre dovette vivere a lungo sopportando il peso di quella menzogna ufficiale. Katyn si può idealmente dividere in due parti: una parte ambientata durante la guerra e una seconda sezione che mostra le conseguenze civili e sociali della Katyn come strumento ideologico sovietico. Wajda si richiama alla sua tradizione cinematografica con le sue numerose ascendenze al romanticismo polacco. Emblematica (e forse abbastanza trita) l’immagine del Cristo coperto dal cappotto dell’ufficiale. Durante l’800, secolo in cui scomparve dalle carte dell’Europa, la Polonia era nota come "Cristo delle nazioni", termine tornato ricorrente durante l’ultima spartizione russo-tedesca. Al di là del destino degli ufficiali viene data grande rilevanza all’attesa e al destino di chi in quegli anni difficili attese vanamente a casa il ritorno dei propri cari e alle conseguenze del loro atteggiamento nei confronti della versione sovietica dei fatti. Risulta a tratti troppo dura la colpevolizzazione di chi preferì accettare la versione ufficiale per continuare a vivere. Questa condanna è tra l’altro tuttaltro che innocua per la Polonia di oggi. Bisogna ricordare infatti che negli ultimi anni è stato avviato dai Kaczynski un processo di epurazione nei confronti di chi durante gli anni del comunismo poteva considerarsi anche vagamente colluso con il potere allora vigente (in Italia si è occupato con grande sottigliezza di tale questione Paolo Morawski). Non è un caso che l’allora Presidente Kaczynski abbia auspicato proiezioni scolastiche obbligatorie di questa pellicola. Lascia inoltre perplessi la caparbietà con cui vengono mostrate le morti degli ufficiali al termine di Katyn, esecuzioni che possono stare alla pari con lo Schindler’s list spielberghiano come crudezza di esposizione. Katyn è comunque un lavoro impeccabile sia dal punto di vista della regia che dell’interpretazione, anche se un pò freddo e "a tesi" nell’esposizione. E’ comunque fondamentale che si parli di questa oscura pagina della storia recente, anche se è auspicabile che questo non diventi IL film su Katyn. La frase: "Cannoni, artiglieria, li puoi sostituire. Ventimila ufficiali educati e addestrati non sono rimpiazzabili". FINALMENTE KATYN ESCE ANCHE A MILANO
LETTERA APERTA ALLA STAMPA ITALIANA DA MARIO MAZZAROTTO, AMMINISTRATORE UNICO DI MOVIMENTO FILM, LA SOCIETÀ CHE DISTRIBUISCE IL FILM IN ITALIA
Sono ormai note le vicende relative alla distribuzione italiana di Katyn di Andrzej Wajda. Il film del maestro polacco sulla strage di Katyn ha subito in Italia un incredibile boicottaggio di mercato, che non gli ha permesso di circolare regolarmente in alcune delle principali città italiane ed in particolare nel capoluogo lombardo. Katyn è uscito in Italia il 13 febbraio in poche sale - 12, ma ne erano state promesse molte di più -, ed è stato accolto positivamente dalla critica: da Gian Luigi Rondi che sul Tempo parla di “emozioni profonde” a Tullio Kezich sul Corriere della sera (“Ma in un paese che insiste a dirsi civile, questo sarebbe un film da vedere in piedi”), da Lietta Tornabuoni su La Stampa (“Un film dedicato specialmente al dolore delle famiglie delle vittime, alla loro attesa speranzosa o disperata, all’ostilità che le circonda”) a Paolo D’Agostini su la Repubblica (“Il regista riapre un capitolo storico drammatico del suo paese e dell’Europa”). E ancora: Fabio Ferzetti su Il Messaggero (“Una lezione di storia”), Alberto Crespi su l’Unità (“Vederlo, per chi s’è riconosciuto nella storia del comunismo, nelle sue grandezze e nelle sue tragedie, è un atto di giustizia”), Silvio Danese su QN (“Un tocco sconvolgente sulla follia europea del ‘900”), Tommaso Ricci sul TG2 (“Film tragico che cozza contro la straripante voglia di banalità”). Questo per fermarsi solo ai principali quotidiani e tg. Il film è stato accolto benissimo anche da quei pochi spettatori che l’hanno potuto vedere e che quotidianamente scrivono ai “loro” giornali. Per non dire dei professori e dei presidi che pensano di organizzare proiezioni per gli studenti: “Io, professore di sinistra, dico ai miei colleghi: fate vedere Katyn”, dichiara alle pagine liguri de “Il Giornale” il professor Nicolò Scialfa. Anche alcune istituzioni e associazioni sono scese in campo. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il 10 febbraio scorso in onore del “Giorno del Ricordo” ha organizzato una proiezione alla Casa del Cinema “per ripercorrere un pezzo tragico della storia della Polonia nella speranza di una nuova Europa basata sulla verità e sulla riconciliazione”. Giovedì 19 marzo la rivista “Ircocervo” e l’associazone “Italia protagonista” hanno organizzato una proiezione al cinema “Nuovo Olimpia”, a Roma, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, con una toccante prolusione del professor Victor Zaslavsky. Dopo questa proiezione, il direttore generale per il cinema del ministero per i Beni e le Attività Culturali Gaetano Blandini, ha scritto, anche a nome del ministro Sandro Bondi, al presidente e all'amministratore delegato di Circuito Cinema per sensibilizzarli riguardo la programmazione del film.Venerdì 6 marzo, al cinema Palestrina di Milano, l’associazione Sentieri del Cinema insieme al Centro Culturale di Milano e al settimanale Tempi, ha affittato il cinema Palestrina del capoluogo lombardo per una serata dedicata a “Katyn” introdotta dal console polacco a Milano Krzysztof Strzalka: come riportato dalle cronache, tantissima gente è rimasta fuori dal cinema, e c’è stata una piccola rivolta per non lasciare alle logiche, a volte distorte, del business cinematografico, l'ultima parola. Insomma, tutti coloro che hanno la possibilità di vedere il film continuano a stupirsi per il fatto che l’esercizio cinematografico italiano non riesca a trovare un giusto spazio all’opera di Wajda. Come vi è noto, tanti giornali e telegiornali continuano - autonomamente, come è giusto che sia - a puntare il dito sullo stato della distribuzione in Italia: per quanto riguarda "Katyn", ma non solo. Quando mi è stato richiesto, io mi sono limitato a sottolineare, con discrezione ma anche con fermezza, l'evidenza di una censura di mercato, incomprensibile, vista la qualità storica e culturale dell'opera, dal mio punto di vista di giovane distributore (e produttore) indipendente. “Katyn” avrà finalmente una normale programmazione a Milano, al cinema Palestrina, con tre spettacoli quotidiani (alle ore 16.30, 18.45 e 21.00), a partire da venerdì 3 aprile. Questo è stato reso possibile dagli sforzi della Movimento Film e dalla collaborazione del gestore della sala, Andrea Nobile, e dell’associazione Sentieri del Cinema, che ha “adottato” quello che considera uno dei film più importanti degli ultimi anni. Spero e confido che altri esercenti vorranno programmare il film nelle tante città italiane che ancora non hanno fatto vedere "Katyn", e utilizzare le copie che giacciono nei magazzini. "Viene messa particolarmente in luce la meccanicità delle esecuzioni, una in serie all’altra, in quel locale angusto, quasi fosse una stanza da macello, a sottolineare di quanta poca umanità possa essere l’uomo nei confronti di un suo simile".
Matteo Mancinelli
Ore 19.45 – Questi Fantasmi 2
Entusiasmo
Venezia in festa
Arte Contemporanea
Pittori impressionisti
di FRANCESCO PASINETTI
Nuvola
di Pier Maria Pasinetti e Roberto Zerboni
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